SlideshowTerritorio
WebCam

WebCam

Meteo

Meteo

Arrivare

Arrivare

Prenotazioni

Prenotazioni

Utilità

Utilità

News

News

Mappe

Mappe

Video

Video

Tracce di fede

Il museo di arte sacra

La comunità religiosa entracquese ha conservato un ricchissimo patrimonio culturale e artistico (14 chiese) di cui il Museo di arte sacra rappresenta il saggio più significativo. E’ allestito in un lungo salone di collegamento accanto alla chiesa Parrocchiale ed ospita numerose opere d’arte provenienti da tutte le chiese del paese. Al suo interno è conservata una cospicua serie di tele raffiguranti scene della tradizione religiosa risalenti al XVII e XVIII secolo: l’Apostolato di scuola caravaggesca., molti ex voto, alcune statue di santi, i troni processionali del Rosario e di S. Antonino, importanti reliquiari in argento, lanternoni e bastoni processionali.

Nelle vetrinette sono invece esposti antichi messali, libri, manoscritti, ostensori e calici, candelieri, crocifissi, angeli, reggitorcia, vasetti per oli sacri e antichi quanto raffinati paramenti religiosi. Nel salone superiore è poi documentata l’intensa attività delle Confraternite dei battuti neri e dei battuti bianchi, e delle compagnie religiose del passato : costumi, pergamene, ed elementi processionali raccontano una pagina di “spiritualità popolare” che ha avuto un ruolo importante nella storia della la vita religiosa di Entracque.

Chiesa parrocchiale di Sant’ Antonino Martire

Già nominata fin dal secolo XIII, conserva solo in parte la struttura antica perché nel corso dei secoli è stata rimaneggiata e modificata; l’orientamento attuale risale al 1611, anno in cui fu ampliata e costruito l’intero accesso con scalinata e terrapieno. Precedentemente infatti la chiesa era in posizione trasversale rispetto all’attuale, presentava cioè il portico e l’ingresso sulla facciata ovest, ed era di proporzioni decisamente inferiori.

La chiesa parrocchiale deve la sua costruzione all’operosità dei monaci benedettini che nell’alto medioevo iniziarono la costruzione dell’edificio sul “Caire d’Autarì” per custodire alcune reliquie di S. Antonino Martire qui giunte attraverso i monasteri della Provenza.

La chiesa parrocchiale si presenta oggi come un edificio grandioso a pianta basilicale: nella navata centrale troneggia la grande pala d’altare di Francesco Gautier (1865), che rappresenta S. Antonino che indica alla Vergine la chiesa. Sempre in posizione centrale emergono i marmi policromi pregiati dell’altare maggiore risalente al 1748, mentre nelle navate laterali si possono ammirare i molti altari impreziositi da dipinti, stature e ricche sculture. Le opere più notevoli sono gli altari in legno della Madonna del Rosario (sec XVII) e dell’Immacolata (inizio XVII), entrambi posti in fondo alle due navate laterali: il primo spicca per la ricchezza di decorazioni e presenta nelle nicchie dell’ancona, oltre alla statua lignea della Madonna del Rosario, quelle di S. Domenico e S. Caterina da Siena. L’altare dell’Immacolata, che oggi custodisce l’immagine moderna di Maria Immacolata dell’Ariunda, regina di entracque, è di notevole bellezza con ricche sculture , ornamentazioni e dorature attorno alle statue dei Santi Ignazio e Giuseppe.

Il grande Crocifisso seicentesco domina l’altare del Crocifisso nella navata laterale di sinistra. Proveniente dalla scomparsa chiesa della Misericordia, il Crocifisso dispone di braccia snodate ed era utilizzato nella sacra rappresentazione delle Parlate. A fianco, particolarmente interessante è l’altare del suffragio, di Giovanni Antonio Burgo, con colonne tornite di legno a sostegno di una serie di teschi con il copricapo di re, vescovo e parroco, di un uomo e di una donna: Questi elementi scultorei ricordano la mortalità mentre gli angioletti che in alto giocano con i teschi sdrammatizzano questa condizione.

Si ricordano infine le quattordici tele della via Crucis, di Alessandro Trono (1731), pittore che compì numerose opere per casa Savoia.

L’edificio ha visto il succedersi dei principali avvenimenti della storia e della vita cristiana della comunità entracquese: numerose sono state le vocazioni sacerdotali e religiose, tra cui il santo missionario Don Alessandro Macagno, mentre molte figure religiose hanno collaborato per il bene della parrocchia, come i Fratelli Maristi, le suore del Cottolengo e della Sacra Famiglia, le Catechiste della SS. Trinità, i membri delle Confraternite e Compagnie, senza dimenticare Rettori e Massari che ancora oggi continuano a prestare il proprio servizio nella Chiesa Parrocchiale.

 Campanile della ex confraterna della Misericordia

Sorge sul piazzale dietro alla parrocchia ed è l’unico resto della chiesa omonima distrutta negli anni ’60. Era la sede della Confraternita della misericordia (Disciplinati Neri, risalenti all’ inizio del XVI secolo), il cui compito principale era la preghiera di suffragio per i defunti, l’assistenza dei moribondi e dei malati più bisognosi. Fu eretta sotto il titolo del Nome di Gesù il 25 marzo 1528, la costruzione fu ultimata nella seconda metà del secolo. Nel settecento si attuarono restauri e nel marzo del 1819 si eresse la balaustra in marmo con raffigurato lo stemma della famiglia del benefattore Michele Antonio Grosso. Fin dal primo Ottocento la Confraternita della Misericordia poteva vantare il servizio permanente di un sacerdote che svolgeva anche il compito di maestro elementare. Nel 1839 la confraternita fece costruire l’organo che insieme alle altre opere andò distrutto quando fu smantellata a causa del poco interessamento da parte dell’amministrazione ecclesiastica.

Tradizionalmente ospitava la rappresentazione de “Le Parlate” , l’antichissima sacra raffigurazione della Passione di Cristo (XVI secolo). Era l’espressione più genuina della fede popolare che riviveva il dramma sacro nella lingua “parlata” e non nel rituale latino.

Santuario del Bealetto

La chiesa attuale, ricostruita nel settecento, sorge all’inizio del nucleo antico del paese. La cappella della Madonna del Bealetto è ricordata già nel 1596, verso la fine del Settecento e precisamente nel 1798 si iniziavano le pratiche per l’ampliamento, con la costruzione della sacrestia, del coro e di un nuovo altare con relativa balaustra in marmo; il 15 ottobre dello stesso anno il misuratore Pietro Clemente Morano presentava un calcolo molto dettagliato con impiego di legno, pietra e marmo pregiato: bardiglio, alabastro di Busca, persichino, serravezza di Fiorenza, misto di Francia. Di serravezza di Andonno dovevano essere costruiti gli specchi del piedestallo dell’altare e il primo gradino, di diaspro di Sicilia gli specchi del secondo gradino e quello delle lesene e del tabernacolo. Ma gli avvenimenti di quegli anni (siamo al tempo della Rivoluzione Francese) mandò a monte gran parte dei progetti: ci si accontenterà di costruire nel 1820 la sacrestia, il coro e la balaustra in marmo di Valdieri.

Nel 1864 fu procurata una nuova campana, nel 1868 fu rifatto il tetto della Cappella e restaurata a nuovo la facciata sulla quale campeggia la scena della Deposizione di Gesù dalla Croce con ai lati S. Pietro e S. Paolo e in alto, sopra il cornicione, il Padre Eterno.

Nel 1964 si fecero importanti lavori di restauro i quali interessarono il tetto e la cuspide del campanile.

E’ il santuario dedicato alla Madonna dei sette dolori ed alla Madonna della neve, per questo al suo interno è conservata una tela (1888) del pittore Giovanni Battista Arnaud, rappresentante la Madonna della Neve e conserva una ricchissima ed importante collezione di ex-voto i più antichi dei quali risalgono al ‘600; la ricca icona in legno intagliato con le statue di S. Pietro e S. Paolo dietro all’altare maggiore è opera di maestri nizzardi e risale al ‘700.

Nella seconda metà del 900 si fecero importanti opre, come la facilitazione dell’accesso attraverso la massicciata ricoperta in pietra di Monterosso Grana, il rifacimento del tetto e la cuspide del campanile.

Qui da secoli ci si rivolge confidenzialmente a Cristo attraverso l’esempio di sua Madre. Oggi si venera Maria come Regina di Entracque, attraverso l’immagine della Madonna della “Riunda”, posta sulla cima del monte Aiera che domina l’intero paese, a 2700 m d’altezza.

Stretto è il legame con il Santuario della Madonna delle Finestre (Francia).

 Chiesa Confraternita di Santa Croce

E’ l’antica sede della Confraternita dei Disciplinati Bianchi e conserva all’interno una notevole serie di tele del pittore Lorenzo Gastaldi da Triora e gli affreschi di un certo Carlo “pittore luganese” risalenti al 1760.

L’edificio ad aula unica mostra sulle pareti e nell’abside interessanti tele, esempi pittorici più alti della carriera del pittore del Gastaldi, che illustrano episodi della vita di Cristo e della Vergine. Le prime due, poste una di fronte all’altra, riprendono l’Ultima cena e la Lavanda dei piedi e sono da collegare con una delle pratiche fondamentali dei Disciplinati: la festa del Giovedì Santo, durante la quale veniva distribuito cibo ai poveri ed il parroco eseguiva il lavacro ai piedi dei dodici rappresentanti delle associazioni. A sinistra dell’altare si trova la tela raffigurante l’incontro tra S. Gioacchino e S. Anna, protettori rispettivamente di pastori e tessitori, due attività molto diffuse ad Entracque nel seicento.

Sotto la tela dell’Annunciazione, nell’abside, sono situati i reliquiari di S. Ignazio e S. Donato e da notare ancora le statue lignee poste in nicchie sopra l’altare ed il coro, disegnati dall’architetto Pio Eula.

Nella confraternita è stato conservato un importante e raro organo professionale barocco che risale probabilmente al 1600.

La Confraternita di S. Croce rappresentava una realtà spirituale importante per la comunità entracquese: i confratelli erano laici e si occupavano principalmente della catechesi e della carità, avevano impegni di assistenza ai poveri, di penitenza e di preghiera comunitaria. Vestiti con un abito bianco, nascondevano il loro volto dietro cappucci che li rendevano irriconoscibili ed evitavano distinzioni ed esibizionismi.

La chiesa di S. Croce continua ad essere oggi un luogo importante che ospita alcuni momenti fondamentali della spiritualità popolare, in particolare essa diventa scenario e punto di riferimento in occasione della Parlate.

Cappella di Sant’ Antonio da Padova

Su questa cappella non si hanno molte notizie se non un’ipotesi avvalorata da un’arma o stemma che si scorge nell’icona la quale lega la proprietà a qualche famiglia locale, alcuni atti del 1692 la dedicano alla Natività della Madonna oltre a sant’Antonio da Padova. Al suo interno conserva una “Annunciazione” del pittore Lorenzo Gastaldi ed una statua in marmo bianco lucido del popolarissimo sant’Antonio (1740), grande predicatore e taumaturgo ancora oggi veneratissimo.

Nella seconda metà dell’ ‘800 fu costruito il nuovo campanile completo di campana e fu restaurata la sacrestia. Nei primi novecento si fecero importanti opere di restauro al campanile, al tetto e alla facciata; all’interno si ricostruirono i pavimenti, l’impianto di illuminazione e di riscaldamento e furono acquistati nuovi banchi. L’edificio è

stato restaurato recentemente nel 2000.

Cappella del Cornaletto

Risale al ‘600 ed è dedicata alla Visitazione della Vergine lasciata in custodia alla Compagnia dei Disciplinati della Misericordia per volontà di Andrea Barale ma alla sua morte passò sotto l’amministrazione della Confraternita di Santa Croce, la quale era tenuta a celebrare una messa nella cappella nel giorno del 2 Luglio. Al suo interno è conservata una bella tela settecentesca con la Madonna di Loreto, forse frutto di qualche pellegrinaggio.

Cappella di San Pietro in Vincoli o “Sant’ Antonietto”

Sorge su una collinetta poco distante dall’ abitato dedicata alla sofferenza di San Pietro (in vincoli, cioè in catene); di proprietà degli Audisio passo poi a Pietro Castagneto che la fece restaurare nell’ ‘800 facendo celebrare una messa nel giorno del 1° Agosto festa del Santo. Fino a qualche tempo fa si riconoscevano ancora tracce di affreschi cinquecenteschi.

 Cappella di Santa Lucia

E’ di origine cinquecentesca ma fu rifatta nell’ ‘800 e sorge nei pressi della frazione Colletta (l’antica regione di Via Foreia);dove nel 1883 venne restaurata e ingrandita. E’ dedicata alla santa protettrice della vista.

Cappella di Trinità

Già citata nel 1672 se ne hanno notizie più precise dal 1787, quando viene ampliata dai Massari che a fine lavori ne chiesero la benedizione. Nei primi anni dell’ ‘800 viene eretta la Via Crucis e si provvede alla fabbricazione del nuovo campanile ed alla tinteggiatura sia dell’interno che dell’esterno.

Situata nella frazione omonima è stata in gran parte rimaneggiata.

Cappella di Maria Ausiliatrice

Sorge nella frazione di Esterate, porta il titolo mariano tanto caro a Don Bosco, fu costruita negli anni che precedettero la prima guerra mondiale. L’edificio presenta alcuni elementi di pregio come la Via Crucis, posteriore alla costruzione. L’aspetto moderno risale agli anni ’60 quando fu restaurata, a carico dei frazionisti, la copertura divelta a causa di una violenta tempesta.